VIESTE/ MARIATERESA BEVILACQUA: “SIAMO DAVANTI AL COLLASSO POLITICO DI UNA SQUADRA DI GOVERNO CHE HA AMMINISTRATO TRA VELENI E DIFFIDENZE RECIPROCHE”.
Dinnanzi alla gravissima crisi politica e giudiziaria che sta scuotendo il Comune di Vieste, c’è un silenzio istituzionale che non può più essere tollerato: quello del Presidente del Consiglio Comunale.
L’indagine per concussione avviata dalla Procura di Foggia, i dispositivi sequestrati, i provvedimenti amministrativi sulle licenze e la revoca fulminea di un assessore per la vicenda delle registrazioni descrivono un quadro desolante.
Siamo davanti al collasso politico di una squadra di governo che ha amministrato tra veleni e diffidenze reciproche.
In questo scenario, il Comune non è una proprietà privata del Sindaco o della sua maggioranza, e le sorti della città non possono essere affidate a monologhi difensivi sui canali social o a logiche di fazione.
Tanto meno a notizie Novella2000 sulle vicende private di qualcuno.
Il Presidente del Consiglio Comunale ricopre un ruolo fondamentale: non è l’uomo di una parte politica, ma è il garante superpartes della dignità dell’intera assise democratica e del diritto dei cittadini alla trasparenza.
Ha il dovere istituzionale di proteggere l’onorabilità dell’Ente e non può assistere inerte a questo spettacolo indegno ed indecoroso che sta continuando a diffondersi a livello nazionale.
Le istituzioni hanno l’obbligo di rendere conto ai cittadini nelle sedi preposte: il Presidente esca dal silenzio e convochi con massima urgenza un Consiglio Comunale straordinario.
Il Sindaco ha il dovere di guardare in faccia la città e togliere la Città di Vieste da questo profondo e diffuso imbarazzo che, non solo le vicende pubbliche ma adesso anche quelle private, stanno danneggiando l’immagine della Città.
Tentare di eludere il confronto formale o fare muro per difendere le posizioni di potere non farà altro che confermare l’opacità di un sistema ormai giunto al capolinea.
I cittadini di Vieste meritano chiarezza, dignità e rispetto.
Le istituzioni appartengono a tutti, non a chi è indagato.
E chi è indagato per concussione, il reato più odioso per una figura istituzionale, dovrebbe solo dimettersi per mantenere indenne la reputazione e la credibilità dell’apparato amministrativo comunale e della intera cittadinanza, e difendersi nelle sedi competenti.
Mariateresa Bevilacqua
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