VIESTE – Festa di Sant’Antonio tra fede e tradizione
In
merito al nuovo percorso della processione di Sant’Antonio di Padova, e
dopo talune polemiche circa l’esclusione dal tragitto di Corso Tripoli,
il Comitato festività e la Confraternita, hanno diffuso il seguente
comunicato stampa:
“Le tradizioni rappresentano l’anima di una comunità: custodiscono la
memoria, rafforzano il senso di appartenenza e tramandano valori, fede e
cultura da una generazione all’altra. Sono il filo che unisce passato e
presente, permettendoci di riconoscerci nelle nostre radici e nella
nostra identità collettiva.
Tuttavia, le tradizioni non devono essere considerate qualcosa di
immobile o intoccabile. Nel corso della storia, ogni tradizione si è
trasformata nel tempo, adattandosi ai cambiamenti sociali, culturali e
spirituali delle comunità che le vivono. Rinnovare una tradizione non
significa cancellarla o tradirla, ma darle nuova vita affinché possa
continuare a parlare anche alle nuove generazioni.
Il vero valore di una tradizione non sta soltanto nella ripetizione
identica dei gesti del passato, ma nella capacità di conservarne il
significato più profondo, trovando al tempo stesso forme nuove per
esprimerlo. Mantenere vive le radici è fondamentale, ma altrettanto
importante è permettere alla tradizione di evolversi, affinché resti
autentica, partecipata e sentita da tutta la comunità.
Per questo motivo, un cambiamento compiuto con rispetto, consapevolezza e
amore verso la propria storia può rappresentare non una rottura, ma una
naturale continuità del percorso tradizionale.
La processione di Sant’Antonio non è sempre stata come la conosciamo
oggi. Nella storia viestana è probabilmente la celebrazione religiosa
che ha subito più cambiamenti, adattandosi nel tempo alla morfologia del
territorio e alle diverse esigenze della comunità.
Il culto di Sant’Antonio a Vieste ha origini molto antiche. Già nella
metà del Quattrocento sorgeva, nei pressi dell’attuale via Domenico
Antonio Spina, un convento di frati conventuali. Il convento venne
distrutto durante l’attacco turco del 1480. Successivamente i frati si
trasferirono nella chiesa di Santa Caterina, dove vivevano le clarisse,
anch’esse uccise durante la stessa incursione.
Nel 1494 venne commissionata l’antica statua di Sant’Antonio,
proveniente dalla Jugoslavia e tuttora custodita nella chiesa di San
Francesco.
Anticamente la processione percorreva via Ripe per raggiungere la zona
Castello, passando dalla Cattedrale di Vieste, dove il Santo veniva
accolto dal Capitolo, per poi fare ritorno alla chiesa di San Francesco
attraverso via Celestino V.
Dopo la costruzione del borgo ottocentesco si decise intorno alla metà
degli anni 50 di estendere la processione a tutto il paese seguendo il
perimetro dell’intera cittadina. Furono così aggiunti l’attuale corso
Cesare Battisti e corso Tripoli, per poi scendere nella parte bassa
attraversando via Sant’Eufemia e via Domenico Antonio Spina, in ricordo
dell’antico convento dei conventuali,quindi il percorso non è stato
sempre quello attuale come dice qualcuno che è da secoli e secoli.
Negli anni Sessanta venne eliminato invece il passaggio nella zona Castello.
Nel corso del tempo il percorso ha quindi subito diverse modifiche,
sempre nel tentativo di conciliare tradizione, partecipazione popolare
ed esigenze della città moderna, mantenendo però intatto il profondo
legame dei viestani con Sant’Antonio.
Per anni tutta la zona ottocentesca è stata la zona più partecipata del
passaggio della processione molti fedeli seguivano con devozione il
passaggio del Santo.
Ma negli ultimi anni, qualcosa è cambiato, soprattutto nell’aspetto che
più ci sta a cuore: si stava perdendo quella solennità della processione
e quel clima di preghiera che da sempre ne rappresentano l’anima più
autentica.
Accadeva infatti che molti fedeli, accompagnando il Santo, si
disperdessero proprio all’incrocio con corso Tripoli, per poi riprendere
la processione soltanto nella parte bassa del borgo ottocentesco. Corso
Tripoli, inoltre, è una strada piuttosto lunga che termina, dopo una
lunga scalinata, in via Magellano, una zona oggi quasi totalmente priva
di abitazioni e circondata dalla roccia, un tempo però necessaria per
collegarsi a via Sant’Eufemia.
Noi crediamo nelle tradizioni e custodirle è uno dei nostri principi
fondamentali. Tuttavia, le tradizioni devono portare frutti, rigenerare
lo spirito e rafforzare la fede. Quando questo viene meno, pur
mantenendo salde le radici, diventa necessario riflettere e apportare le
giuste modifiche.
Per questo motivo, in accordo con il nostro padre spirituale e dopo una
scelta sofferta anche per noi, si è deciso di eliminare il passaggio da
corso Tripoli, una decisione che negli anni era stata suggerita anche da
diversi sacerdoti. Abbiamo comunque ritenuto importante mantenere il
passaggio nella parte bassa del borgo, così da non escluderla
completamente dalla processione. Gli abitanti di corso Tripoli e delle
vie adiacenti, infatti, possono raggiungere facilmente il passaggio del
Santo semplicemente scendendo di poche decine di metri verso via
Sant’Eufemia.
In questi giorni sono state dette molte cose, spesso inesatte e
soprattutto mai pronunciate dalla confraternita o dal comitato. Ciò che
più ci ha ferito è stato vedere questa scelta interpretata sul piano
economico: non lo abbiamo mai detto né pensato. Anche durante la
raccolta per la festa civile non abbiamo mai preteso nulla da nessuno.
Sappiamo bene, però, che in questi casi è facile cadere nel tranello di
diventare “leoni da tastiera”.
Leoni da tastiera che, ancora oggi, continuano a offendere sui social — e
non solo — con insulti di una bassezza unica, come: “Devono mettere la
faccia nella ……..”, oppure vantandosi della loro autentica e vera fede,
mettendo in discussione la nostra come se fosse una fede di facciata.
Inoltre, ieri durante la processione è stato davvero fuori luogo
sentirsi urlare la parola “VERGOGNA”. Noi non ci vergogniamo affatto;
anzi, per noi mantenere viva una tradizione e trasmetterla ai più
piccoli per continuare a tenerla viva nel tempo,
Come abbiamo fatto inserendo nel programma la benedizione dei bambini,
pur non facendo parte della nostra tradizione, proprio perché crediamo
che avvicinare i più piccoli sia il modo migliore per mantenere viva la
devozione e trasmetterla nel tempo.
Vi avevamo promesso, durante l’incontro, che ci saremmo rivisti dopo la
stagione per ragionare insieme, ma se questi sono gli animi, ahimè, la
vediamo dura. Perché, a questo punto, più che tradizione qui sembrano
prevalere egoismo e fanatismo.
Ci avete minacciato dicendo di non passere più per le vostre case
durante la raccolta fondi. Noi passeremo lo stesso, anche se dovessimo
ricevere porte in faccia. La decisione di riprendere il giro per il
porte a porta dopo oltre vent’anni non nasce soltanto da una questione
economica — perché la festa si è sempre fatta comunque — ma soprattutto
dal desiderio di creare un legame con voi cittadini: un saluto, una
chiacchierata, ma anche una parola di conforto per molti anziani.
Girando per le case si toccano con mano tante realtà, come la solitudine
di molti anziani o le difficoltà di tante famiglie.
Tornando alla processione, ieri abbiamo avuto la conferma che la scelta
non era del tutto sbagliata: tantissima gente non era presente solo come
spettatrice, ma partecipava al pellegrinaggio dietro il Santo, con
preghiere e canti.
Noi vi portiamo comunque nel cuore e, se davvero volete mantenere viva
la tradizione, non pensate soltanto al tragitto, ma cercate di
trasmettere il messaggio di Sant’Antonio ai vostri figli e nipoti. Solo
così possiamo dare lustro e onore a Sant’Antonio.
Terminiamo con una frase di Sant’ Antonio
“La bocca del Signore è nell’orecchio del cuore, nel silenzio di chi è tranquillo””.
Il Comitato
La Confraternita
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