QUALE GARGANO?
Non è vero che le cose sul Gargano siano ferme. Più semplicemente, viaggiano a velocità ridotta.
Non è vero che vadano nel verso sbagliato; più verosimilmente, non sono sulla rotta più appropriata.
Non è vero che il Gargano sia affetto da mali incurabili; si tratta di disfunzioni oggi guaribili.
Non è vero che abbia poche risorse. Forse, sono solo male o scarsamente sfruttate.
Non è vero che i talenti se ne siano andati: quelli presenti sono esuberanti, ma soffocati dai “casciaroni”.
Non è vero che l’economia sia povera; forse è mal distribuita e non correttamente valorizzata.
È
verissimo che non fruisce di adeguati servizi sanitari, ma si tratta
dell’acuta applicazione in sede locale di una situazione generale.
Ricca
di una cultura mal diffusa, troppo sottovalutata e posposta alle sagre
del caciocavallo – pur importanti e apprezzabilissime –, la Montagna del
Sole è pervasa da una religiosità che si è materializzata.
Dubito che esista al mondo una terra felix più di quella dell’Arcangelo Michele e di San Pio.
Ho
l’uguale certezza che non se ne abbia adeguata consapevolezza, né una
congrua preparazione per amministrarla in modo compiuto; manca quella
libertà mentale coniugata all’onestà intellettuale necessaria per
procedere con decisione verso l’affrancamento dalle frustrazioni
personali. Quelle che trasformano i confronti sui fatti in scontri tra
le persone.
Si è convinti ancora – e non solo sul Gargano o al Sud –
che si pervenga più sicuramente e velocemente al benessere proprio e
della tribù di appartenenza con l’abusato “sistema Poggiolini”:
arraffare e nascondere il malloppo nei cuscini del divano.
L’idea che
l’arricchimento sociale dispieghi i suoi effetti sui singoli condomini è
un concetto rifiutato ex ante, anche perché insiste la convinzione che
l’amministratore di turno fagociti tutto senza distribuire.
La storia
di tutti i giorni, che anzi dovrebbe chiamarsi cronaca e quindi
storiografia, conferma la fondatezza di tale opinione, sollecita la
propensione all’accattonaggio e infrena la crescita.
Si pensa, non
sempre a ragione, che in questa sintetica radiografia si esauriscano le
cause. Ed invece, burocrazia e fisco infliggono colpi mortali alle
persone di buona volontà – e sono tantissime –, peraltro non
adeguatamente assistite nell’accesso ai fondi a disposizione per
premiare le iniziative meritevoli.
Solo una parte dei detentori dei
“numeri giusti” è disposta a scendere nell’agone politico,
caratterizzato da molte persone incompatibili e incompetenti, sorrette
però dal consenso dei seguaci, ai quali nulla interessa della
consistenza umana e professionale dei rappresentanti del popolo.
Interessa invece avere un referente per il raggiungimento di un fine
personale.
Per questa ragione, personaggi autorevoli e affascinanti,
sia pure transitoriamente, riscuotono consensi e plausi. Da Di Pietro a
Grillo, da Craxi a Berlusconi, l’Italia si è sempre affidata al
condottiero mitizzato.
Al Gargano è mancato un condottiero, un
maestro d’orchestra. Pur disponendo di tamburi, trombe e molti tromboni,
resta il problema del coordinamento e della coscienza collettiva.
Insomma,
sul Gargano e per il Gargano, occorre un “Vannacci democratico” che
abbia la saggezza e l’amabilità di dire: il vostro parere è importante,
ma irrilevante.
Comanda il principio: nessuna spocchia è più concessa a don Rodrigo, ora vale l’interesse del territorio e della gente.
Claudio Lecci
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