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mercoledì 24 giugno 2026

 

Medici di famiglia nelle Case di comunità, c’è l’accordo: quanto guadagneranno

Intesa tra i sindacati e Sisac: compenso uniforme da Nord a Sud e impegno fino a 6 ore a settimana per attivare 1.038 strutture entro giugno

Foto di Luca Incoronato

Luca Incoronato

Giornalista

Giornalista pubblicista e copywriter, ha accumulato esperienze in TV, redazioni giornalistiche fisiche e online, così come in TV, come autore, giornalista e copywriter. È esperto in materie economiche.

Pubblicato:

Sono trascorse settimane, caratterizzate da confronti e polemiche, ma alla fine è stato raggiunto l’accordo. I sindacati di categoria hanno siglato un’intesa con la Sisac (Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati) per portare i medici di famiglia dentro le Case di comunità.

Parliamo delle nuove strutture sanitarie territoriali previste dal Pnrr. Sul piatto un compenso orario uniforme da Nord a Sud. L’obiettivo è di quelli ambiziosi e con una scadenza precisa. Si mira a rendere operative le 1.038 nuove strutture entro il 30 giugno 2026. È questo il termine fissato dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Una partita che va a intrecciare l’organizzazione della Sanità pubblica con i tempi stringenti dei fondi europei.

Quanto guadagneranno i medici

Il tema cardine è la retribuzione. Ai medici di famiglia sarà riconosciuto un compenso di 38,72 euro netti l’ora, il che si traduce in 40 euro lordi. Una cifra che non muterà da regione a regione, pensata per evitare disparità tra territorio e garantire condizioni omogenee.

Proprio la standardizzazione nazionale è tra gli aspetti più rilevanti dell’accordo. In assenza di un parametro unico, infatti, il rischio era quello di compensi a macchia di leopardo, con realtà generose e altri penalizzate.

Come funziona l’impegno orario

L’attività nelle Case di comunità si aggiunge agli obblighi già esistenti per i medici, comprese le guardie notturne e festive. Le nuove regole prevedono:

  • un impegno fino a 6 ore a settimana, di carattere obbligatorio;
  • una durata di 48 settimane l’anno;
  • un orario di servizio compreso tra le 8 e le 20;
  • un turno minimo di 3 ore continuative.

Ogni struttura, inoltre, potrà definire il proprio fabbisogno di personale, con la presenza di almeno un medico di famiglia per ciascuna Casa di comunità.

Utilità per i cittadini

Com’era facile prevedere, l’intesa non ha realmente messo tutti d’accordo. A sottoscrivere l’accordo con la Sisac sono stati i sindacati Fimmg e Fmt, mentre Smi e Snami hanno scelto di non firmare. Ciò vuol dire che il nodo delle condizioni di lavoro resterà in parte aperto.

Si tratta comunque di un tema molto delicato, che riguarda direttamente i pazienti. Le Case di comunità nascono infatti con l’obiettivo di decentralizzare l’assistenza. Ciò vuol dire, in pratica, alleggerire la pressione sui pronto soccorso (oggi spesso intasati anche per problematiche che potrebbero essere gestite sul territorio).

Avere i medici di famiglia stabilmente presenti in queste strutture significa offrire un punto di riferimento intermedio tra lo studio del proprio dottore e l’ospedale. Se il modello funzionerà, i benefici potrebbero tradursi in tempi di attesa più brevi e in un’assistenza più vicina ai cittadini.

sabato 20 giugno 2026

 

VACANZE IN PUGLIA CON IL CANE: ECCO LE 38 SPIAGGE DOVE ANDARE PER UN MARE A MISURA DI ZAMPA

Il tacco d’Italia promosso da Enpa. L’ordinanza regionale disciplina accessi e servizi.

In Puglia l’estate 2026 parla sempre più la lingua dei cani e dei loro proprietari: sono 38 le spiagge dog-friendly censite dall’Enpa nella nuova guida nazionale, un vademecum che ogni anno diventa indispensabile per orientarsi tra stabilimenti attrezzati, tratti di litorale libero e regole comunali spesso diverse da costa a costa.

La regione, forte di una tradizione turistica che non rinuncia all’inclusività, si conferma tra le più accoglienti d’Italia per chi viaggia con un amico a quattro zampe. Dal Gargano al Salento, passando per BAT, Bari e Brindisi, l’elenco è un mosaico di lidi attrezzati e spiagge libere: una geografia ampia che riflette un dato: la domanda cresce, e la Puglia risponde. L’ordinanza balneare 2026, approvata con atto dirigenziale del 15 aprile, ribadisce che la conduzione degli animali d’affezione sulle spiagge è regolata dalla Legge regionale 56/2018, imponendo ai Comuni di segnalare chiaramente limitazioni e aree attrezzate, mentre ai concessionari è richiesto di dare evidenza delle misure adottate e di esporre cartellonistica specifica.

Una cornice normativa che punta a conciliare fruibilità, decoro e tutela dell’ambiente costiero, ricordando che restano vietati comportamenti che possano danneggiare habitat sensibili come dune e zone di nidificazione del fratino, come previsto dall’art. 4 dell’ordinanza. La guida Enpa ricorda inoltre che in Italia non esiste una normativa nazionale uniforme: ogni Comune può stabilire regole proprie, e per questo è fondamentale verificare le ordinanze locali prima di partire.

Ma la Puglia, con i suoi 38 punti dog-friendly, si distingue per capillarità e varietà dell’offerta, tra lidi con servizi dedicati, spiagge libere che ammettono animali e tratti di costa dove l’accesso è regolato ma possibile. Accanto alla mappa, Enpa propone anche un decalogo per una giornata al mare sicura: evitare le ore più calde, garantire ombra e acqua fresca, proteggere le zampe dalla sabbia rovente, non forzare il cane a entrare in acqua, risciacquare il mantello dopo il bagno, prestare attenzione ai segnali di colpo di calore e rispettare persone, animali e fauna selvatica.

Un invito alla responsabilità che si intreccia con la filosofia della Regione, impegnata (come si legge nell’ordinanza) a garantire un uso armonico del demanio marittimo nel rispetto delle competenze comunali e della sicurezza dei bagnanti.

Così la Puglia si conferma una delle mete più accoglienti per chi sceglie di vivere il mare insieme al proprio cane: un turismo che cresce, cambia e chiede spazi adeguati, e che nel 2026 trova lungo i 900 chilometri di costa pugliese una risposta sempre più strutturata, consapevole e, soprattutto, a misura di…zampa.

gazzettamezzogiorno

giovedì 18 giugno 2026

 

INFRASTRUTTURE: FERRANTE (MIT) SU SS89 GARGANICA, 30 GIUGNO CONSEGNA LAVORI PARTE A, I STRALCIO. LA SODDISFAZIONE DELL’ON. GIANDIEGO GATTA

“La S.S. 89 ‘Garganica’ rappresenta un progetto essenziale per assicurare la sicurezza e l’efficienza dei collegamenti nel territorio.

 Per questo, come Mit stiamo lavorando per accelerarne la realizzazione: il 30 giugno a Bari si terra’ la consegna dei lavori dell’intervento commissariale relativo alla parte A, I stralcio. Si tratta del collegamento tra Manfredonia e l’area dell’aeroporto militare di Amendola, il primo tassello di un’opera strategica per tutta la Puglia”. Lo annuncia il sottosegretario di Stato al Mit con delega al coordinamento funzionale delle opere commissariate, Tullio Ferrante, di Forza Italia. La consegna avra’ luogo alle ore 11 presso la Struttura Territoriale Puglia in Viale Luigi Einaudi 15 a Bari.

“Gli interventi riguardanti la Ss89 sono attesi da tempo per garantire l’accessibilita’, rendere piu’ rapidi collegamenti e incrementare l’attrattivita’ del territorio. L’obiettivo – aggiunge – e’ quello di procedere con la fase realizzativa della Parte A e, al contempo, promuovere anche l’avanzamento della fase progettuale della Parte B, relativa alla Strada a Scorrimento Veloce del Gargano, a partire dal primo itinerario da Vico del Gargano a Peschici, gia’ finanziato per 395 milioni di euro, e dal secondo itinerario tra Peschici e Vieste, in attesa di finanziamento. Investire sulla modernizzazione delle infrastrutture significa assicurare il diritto alla mobilita’ e sostenere la crescita delle comunita’.

 Continueremo a lavorare – conclude Ferrante – per la realizzazione di un’opera fondamentale per il futuro del Gargano”.

Esprime viva soddisfazione l’on. Giandiego Gatta di Forza Italia  -che poco tempo fa aveva favorito l’incontro tra il Comitato per la SSV “garganica” e il sottosegretario Ferrante a Roma-   che ritiene che con la consegna dei lavori si stia aprendo una nuova pagina per il Gargano, per renderlo ancora più attrattivo e sicuro per le popolazione residenti e i turisti.

mercoledì 17 giugno 2026

 

SI E’ DIMESSA L’ASSESSORA REGIONALE AL TURISMO GRAZIAMARIA STARACE

L’assessora regionale al Turismo Graziamaria Starace ha rimesso le deleghe nelle mani del presidente della Regione Antonio Decaro. “Ringrazio il presidente per la fiducia nei miei confronti, tuttavia ritengo oggi sia giusto rimettere nelle sue mani le mie deleghe assessorili, con l’impegno di continuare a lavorare per la mia terra dai banchi del Consiglio regionale, per l’estremo valore che io ho sempre attribuito alle istituzioni e che riconosco in questo momento all’istituzione di cui faccio parte, la Regione Puglia”.

 “Ho sempre vissuto il mio impegno politico ispirandomi ai principi di legalità, trasparenza e rispetto delle regole. E sono certa – prosegue Starace – di essermi sempre comportata correttamente nello svolgimento delle mie funzioni pubbliche. Tuttavia, in questo momento devo essere libera di raccontare le mie verità e di tutelare la mia famiglia dall’ esposizione mediatica che ha assunto la vicenda, che mio malgrado mi vede coinvolta. Oggi sento il dovere di difendere il mio nome, la mia storia e la storia della mia famiglia, e posso farlo solo avendo la possibilità di dimostrare la correttezza del mio operato”. Nel motivare la decisione di rimettere le deleghe assessorili, Starace spiega che “sento come mia priorità ora proteggere i miei figli, che sono il mio bene più prezioso. Resto serena e ho immensa fiducia nella magistratura”.

martedì 16 giugno 2026

 

DTT. Indennizzi post refarming banda 700 MHz: TAR Lazio annulla decreto direttoriale MIMIT. Necessario nuovo decreto interministeriale

decreto interministeriale

Nuovo sviluppo nella lunga vicenda degli indennizzi riconosciuti agli operatori di rete televisivi locali per il rilascio delle frequenze DTT nell’ambito del refarming della banda 700 MHz.
Il TAR Lazio ha accolto il ricorso di un operatore locale censurando il decreto direttoriale con cui il MIMIT aveva rideterminato gli importi dopo le sentenze del Consiglio di Stato.
Giudici: serve un decreto interministeriale.

Sintesi

Il TAR Lazio ha accolto il ricorso di un operatore di rete televisivo locale, annullando il decreto direttoriale con cui il MIMIT aveva rideterminato gli indennizzi per il rilascio delle frequenze DTT nell’ambito del refarming della banda 700 MHz.
Secondo i giudici, il nuovo esercizio del potere amministrativo avrebbe dovuto avvenire mediante un decreto interministeriale MIMIT-MEF, dello stesso rango dell’atto originariamente censurato dal Consiglio di Stato, e non attraverso un provvedimento dirigenziale.
La sentenza assume particolare rilievo perché conferma che l’annullamento di una disposizione contenuta in un atto regolamentare produce effetti erga omnes, incidendo sull’intera categoria dei soggetti interessati e non soltanto sul ricorrente.
Pur decidendo la controversia sul profilo assorbente dell’incompetenza, il TAR ha inoltre ribadito che gli indennizzi relativi ai diritti d’uso limitati devono essere correlati alla reale copertura territoriale effettivamente assicurata dalla rete interessata, richiamando i principi già affermati dal Consiglio di Stato e smentendo l’interpretazione sostenuta dall’Avvocatura dello Stato per conto del MIMIT.
La decisione impone ora all’Amministrazione un nuovo esercizio del potere nel rispetto delle indicazioni fornite dalla giurisprudenza amministrativa, con possibili riflessi sull’intero sistema degli indennizzi riconosciuti agli operatori locali coinvolti nel processo di riorganizzazione dello spettro televisivo.

Nuovo capitolo nella vicenda degli indennizzi DTT

Prosegue il contenzioso giudiziario relativo agli indennizzi riconosciuti agli operatori di rete televisivi locali coinvolti nel processo di liberazione della banda 700 MHz, operazione che ha consentito il trasferimento di una parte rilevante dello spettro radioelettrico televisivo ai servizi di comunicazione mobile di nuova generazione.
La controversia trae origine dalle modalità con cui l’Amministrazione aveva proceduto alla determinazione degli importi spettanti agli operatori titolari di diritti d’uso oggetto di rilascio nell’ambito del processo di refarming.

Le sentenze del Consiglio di Stato che hanno cambiato il quadro

Come già illustrato da Newslinet, la materia era già stata profondamente incisa da una serie di decisioni del Consiglio di Stato, che avevano censurato i criteri contenuti nel decreto interministeriale del 27 novembre 2020 utilizzato per la liquidazione degli indennizzi.
Palazzo Spada aveva, infatti, evidenziato l’irragionevolezza di criteri che assumevano a riferimento parametri non coerenti con la reale estensione dei diritti d’uso interessati, imponendo all’Amministrazione un nuovo esercizio del potere.

Il nuovo intervento del MIMIT

A seguito delle pronunce del Consiglio di Stato, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) aveva provveduto a rideterminare gli importi mediante un decreto direttoriale. Il provvedimento introduceva un nuovo criterio di calcolo riferito – tra l’altro – agli operatori di rete titolari di diritti d’uso limitati eserciti mediante un solo impianto in una sola provincia, individuando come parametro di riferimento il 25% della popolazione provinciale interessata.
Secondo il Ministero, tale criterio avrebbe consentito di dare attuazione alle indicazioni provenienti dal giudice amministrativo.

 

La tesi del ricorrente

L’operatore di rete locale, assistito da MCL Avvocati Associati nelle persone dei partner avv. Mario Mossali, avv. Stefano Cionini e avv. Massimo Luladi, aveva contestato anzitutto la legittimità dello strumento utilizzato dall’Amministrazione. Secondo la tesi difensiva, una volta annullata una disposizione contenuta in un decreto interministeriale, il nuovo esercizio del potere amministrativo non avrebbe potuto essere realizzato attraverso un atto di rango inferiore, quale un decreto dirigenziale, ma avrebbe richiesto necessariamente l’adozione di un nuovo decreto interministeriale emanato congiuntamente dal MIMIT e dal MEF. Una censura formulata in via preliminare e destinata a diventare il fulcro della decisione.

Il TAR accoglie la censura sull’incompetenza

“La sentenza del TAR Lazio ha ritenuto fondata proprio tale doglianza”, spiega l’avvocato Stefano Cionini.Secondo il Collegio, l’annullamento della disposizione regolamentare aveva determinato la necessità di un nuovo esercizio del potere amministrativo attribuito fin dalla Legge di Bilancio 2018 ai due Ministeri dalla stessa appositamente individuati, cioè – oggi – il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ed il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Decreto interministeriale

Questa attività non poteva e non può essere quindi demandata ad un provvedimento dirigenziale. Il decreto impugnato non si limitava, infatti, a svolgere un’attività meramente esecutiva o applicativa, ma introduceva un nuovo criterio generale di determinazione degli indennizzi, esercitando una facoltà che, per espressa previsione legislativa, appartiene alla sede interministeriale. Ne consegue che il nuovo intervento avrebbe dovuto assumere la medesima forma dell’atto originario, ossia quella del decreto interministeriale”.

Non semplice esecuzione del giudicato, ma nuovo esercizio del potere

Particolarmente significativa appare la motivazione con cui il TAR respinge la prospettazione sostenuta dall’Avvocatura dello Stato per conto del MIMIT. Secondo il Collegio, l’individuazione del criterio del 25% della popolazione provinciale non costituiva una mera attività di applicazione automatica delle precedenti sentenze, bensì una vera e propria scelta regolatoria. In altri termini, l’Amministrazione non stava semplicemente eseguendo il giudicato, ma stava nuovamente disciplinando la materia, esercitando una facoltà che avrebbe richiesto l’intervento dei plessi individuati a monte dal Legislatore e l’adozione dello strumento di produzione normativa appositamente previsto“, puntualizza sul punto l’avvocato.

Effetti erga omnes e non soltanto inter partes

La pronuncia assume particolare rilievo anche sotto un diverso profilo: il TAR ha infatti chiarito che l’intervento del giudice amministrativo non può essere letto come una decisione limitata ai soli soggetti che hanno promosso il ricorso.Poiché le precedenti sentenze avevano inciso su una disposizione contenuta in un atto regolamentare, gli effetti dell’annullamento non possono che estendersi all’intera categoria dei soggetti destinatari della disciplina. Si tratta di un passaggio particolarmente importante perché conferma che la modifica del quadro regolatorio non riguarda esclusivamente il singolo operatore ricorrente, ma tutti gli operatori interessati dalla medesima fattispecie“, osserva il legale di MCL Avvocati Associati.

Ribaditi i principi affermati dal CdS

Pur avendo definito il giudizio attraverso il profilo assorbente dell’incompetenza dell’organo emanante, il TAR ha ritenuto opportuno richiamare espressamente i principi già affermati dal Consiglio di Stato. In particolare, il Collegio ha ribadito che la determinazione degli indennizzi spettanti agli operatori titolari di diritti d’uso limitati non può rimanere estranea alla concreta estensione territoriale del servizio effettivamente esercitato attraverso il diritto d’uso oggetto di indennizzo.

La copertura effettiva dei diritti d’uso limitati resta centrale

“Si tratta di un’affermazione di particolare rilievo perché conferma che la liquidazione non può essere costruita sulla base di parametri astratti o forfetari completamente avulsi dalla reale copertura radioelettrica espressa dal singolo diritto d’uso limitato.

Smentita la tesi dell’Avvocatura dello Stato

In questo senso, il TAR ha sostanzialmente ripreso l’impostazione già delineata dal Consiglio di Stato a che noi legali avevamo fin dal principio opposto, escludendo indirettamente la lettura proposta dall’Avvocatura dello Stato secondo cui le precedenti decisioni avrebbero consentito l’applicazione, anche nella fattispecie in esame, di criteri standardizzati indipendentemente dalla concreta area di servizio effettivamente illuminata.

La partita torna ora all’Amministrazione

L’effetto immediato della decisione è l’annullamento del decreto direttoriale impugnato e la conseguente necessità per l’Amministrazione di procedere a un nuovo esercizio del potere nel rispetto delle indicazioni fornite dal giudice amministrativo. Una vicenda che continua a rappresentare uno dei passaggi più significativi nel complesso processo di riorganizzazione dello spettro televisivo nazionale e che potrebbe produrre ulteriori effetti sull’intero sistema degli indennizzi riconosciuti agli operatori locali coinvolti nel refarming della banda 700 MHz. (E.G. per NL)

lunedì 15 giugno 2026

 

VIESTE – Festa di Sant’Antonio tra fede e tradizione

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In merito al nuovo percorso della processione di Sant’Antonio di Padova, e dopo talune polemiche circa l’esclusione dal tragitto di Corso Tripoli, il Comitato festività e la Confraternita, hanno diffuso il seguente comunicato stampa:
“Le tradizioni rappresentano l’anima di una comunità: custodiscono la memoria, rafforzano il senso di appartenenza e tramandano valori, fede e cultura da una generazione all’altra. Sono il filo che unisce passato e presente, permettendoci di riconoscerci nelle nostre radici e nella nostra identità collettiva.
Tuttavia, le tradizioni non devono essere considerate qualcosa di immobile o intoccabile. Nel corso della storia, ogni tradizione si è trasformata nel tempo, adattandosi ai cambiamenti sociali, culturali e spirituali delle comunità che le vivono. Rinnovare una tradizione non significa cancellarla o tradirla, ma darle nuova vita affinché possa continuare a parlare anche alle nuove generazioni.
Il vero valore di una tradizione non sta soltanto nella ripetizione identica dei gesti del passato, ma nella capacità di conservarne il significato più profondo, trovando al tempo stesso forme nuove per esprimerlo. Mantenere vive le radici è fondamentale, ma altrettanto importante è permettere alla tradizione di evolversi, affinché resti autentica, partecipata e sentita da tutta la comunità.
Per questo motivo, un cambiamento compiuto con rispetto, consapevolezza e amore verso la propria storia può rappresentare non una rottura, ma una naturale continuità del percorso tradizionale.
La processione di Sant’Antonio non è sempre stata come la conosciamo oggi. Nella storia viestana è probabilmente la celebrazione religiosa che ha subito più cambiamenti, adattandosi nel tempo alla morfologia del territorio e alle diverse esigenze della comunità.
Il culto di Sant’Antonio a Vieste ha origini molto antiche. Già nella metà del Quattrocento sorgeva, nei pressi dell’attuale via Domenico Antonio Spina, un convento di frati conventuali. Il convento venne distrutto durante l’attacco turco del 1480. Successivamente i frati si trasferirono nella chiesa di Santa Caterina, dove vivevano le clarisse, anch’esse uccise durante la stessa incursione.
Nel 1494 venne commissionata l’antica statua di Sant’Antonio, proveniente dalla Jugoslavia e tuttora custodita nella chiesa di San Francesco.
Anticamente la processione percorreva via Ripe per raggiungere la zona Castello, passando dalla Cattedrale di Vieste, dove il Santo veniva accolto dal Capitolo, per poi fare ritorno alla chiesa di San Francesco attraverso via Celestino V.
Dopo la costruzione del borgo ottocentesco si decise intorno alla metà degli anni 50 di estendere la processione a tutto il paese seguendo il perimetro dell’intera cittadina. Furono così aggiunti l’attuale corso Cesare Battisti e corso Tripoli, per poi scendere nella parte bassa attraversando via Sant’Eufemia e via Domenico Antonio Spina, in ricordo dell’antico convento dei conventuali,quindi il percorso non è stato sempre quello attuale come dice qualcuno che è da secoli e secoli.
Negli anni Sessanta venne eliminato invece il passaggio nella zona Castello.
Nel corso del tempo il percorso ha quindi subito diverse modifiche, sempre nel tentativo di conciliare tradizione, partecipazione popolare ed esigenze della città moderna, mantenendo però intatto il profondo legame dei viestani con Sant’Antonio.
Per anni tutta la zona ottocentesca è stata la zona più partecipata del passaggio della processione molti fedeli seguivano con devozione il passaggio del Santo.
Ma negli ultimi anni, qualcosa è cambiato, soprattutto nell’aspetto che più ci sta a cuore: si stava perdendo quella solennità della processione e quel clima di preghiera che da sempre ne rappresentano l’anima più autentica.
Accadeva infatti che molti fedeli, accompagnando il Santo, si disperdessero proprio all’incrocio con corso Tripoli, per poi riprendere la processione soltanto nella parte bassa del borgo ottocentesco. Corso Tripoli, inoltre, è una strada piuttosto lunga che termina, dopo una lunga scalinata, in via Magellano, una zona oggi quasi totalmente priva di abitazioni e circondata dalla roccia, un tempo però necessaria per collegarsi a via Sant’Eufemia.
Noi crediamo nelle tradizioni e custodirle è uno dei nostri principi fondamentali. Tuttavia, le tradizioni devono portare frutti, rigenerare lo spirito e rafforzare la fede. Quando questo viene meno, pur mantenendo salde le radici, diventa necessario riflettere e apportare le giuste modifiche.
Per questo motivo, in accordo con il nostro padre spirituale e dopo una scelta sofferta anche per noi, si è deciso di eliminare il passaggio da corso Tripoli, una decisione che negli anni era stata suggerita anche da diversi sacerdoti. Abbiamo comunque ritenuto importante mantenere il passaggio nella parte bassa del borgo, così da non escluderla completamente dalla processione. Gli abitanti di corso Tripoli e delle vie adiacenti, infatti, possono raggiungere facilmente il passaggio del Santo semplicemente scendendo di poche decine di metri verso via Sant’Eufemia.
In questi giorni sono state dette molte cose, spesso inesatte e soprattutto mai pronunciate dalla confraternita o dal comitato. Ciò che più ci ha ferito è stato vedere questa scelta interpretata sul piano economico: non lo abbiamo mai detto né pensato. Anche durante la raccolta per la festa civile non abbiamo mai preteso nulla da nessuno. Sappiamo bene, però, che in questi casi è facile cadere nel tranello di diventare “leoni da tastiera”.
Leoni da tastiera che, ancora oggi, continuano a offendere sui social — e non solo — con insulti di una bassezza unica, come: “Devono mettere la faccia nella ……..”, oppure vantandosi della loro autentica e vera fede, mettendo in discussione la nostra come se fosse una fede di facciata.
Inoltre, ieri durante la processione è stato davvero fuori luogo sentirsi urlare la parola “VERGOGNA”. Noi non ci vergogniamo affatto; anzi, per noi mantenere viva una tradizione e trasmetterla ai più piccoli per  continuare a tenerla viva nel tempo,
Come abbiamo fatto inserendo nel programma la benedizione dei bambini, pur non facendo parte della nostra tradizione, proprio perché crediamo che avvicinare i più piccoli sia il modo migliore per mantenere viva la devozione e trasmetterla nel tempo.
Vi avevamo promesso, durante l’incontro, che ci saremmo rivisti dopo la stagione per ragionare insieme, ma se questi sono gli animi, ahimè, la vediamo dura. Perché, a questo punto, più che tradizione qui sembrano prevalere egoismo e fanatismo.
Ci avete minacciato dicendo di non passere più per le vostre case durante la raccolta fondi. Noi passeremo lo stesso, anche se dovessimo ricevere porte in faccia. La decisione di riprendere il giro per il porte a porta  dopo oltre vent’anni non nasce soltanto da una questione economica — perché la festa si è sempre fatta comunque — ma soprattutto dal desiderio di creare un legame con voi cittadini: un saluto, una chiacchierata, ma anche una parola di conforto per molti anziani. Girando per le case si toccano con mano tante realtà, come la solitudine di molti anziani o le difficoltà di tante famiglie.
Tornando alla processione, ieri abbiamo avuto la conferma che la scelta non era del tutto sbagliata: tantissima gente non era presente solo come spettatrice, ma partecipava al pellegrinaggio dietro il Santo, con preghiere e canti.
Noi vi portiamo comunque nel cuore e, se davvero volete mantenere viva la tradizione, non pensate soltanto al tragitto, ma cercate di trasmettere il messaggio di Sant’Antonio ai vostri figli e nipoti. Solo così possiamo dare lustro e onore a Sant’Antonio.
Terminiamo con una frase di Sant’ Antonio
“La bocca del Signore è nell’orecchio del cuore, nel silenzio di chi è tranquillo””.
Il Comitato
La Confraternita

domenica 14 giugno 2026

 

SCRITTORE ISRAELIANO AL “LIBRO POSSIBILE” DI VIESTE, ANCHE MOSCONE DICE NO. “NON È CENSURA, MA RICHIESTA DI RESPONSABILITÀ”

Il presule di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo interviene sulla presenza dello scrittore israeliano al festival letterario. “Nessun ostracismo contro la cultura, ma gli intellettuali devono aiutare a fermare le stragi di civili”.

C‘è anche l’arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, Franco Moscone, tra i firmatari dell’appello che chiede agli organizzatori del Libro Possibile di riconsiderare la presenza dello scrittore israeliano Eshkol Nevo all’edizione 2026 del festival. L’autore è atteso a Vieste il prossimo 21 luglio, data che gli organizzatori hanno confermato nei giorni scorsi nonostante le polemiche.

Intervistato sulla vicenda, Moscone ha spiegato le ragioni della sua adesione all’iniziativa, precisando che non si tratta di una presa di posizione contro la cultura o contro lo stesso autore.

“Ho ritenuto giusto non voltarmi dall’altra parte, anche perché Nevo viene a Vieste e Vieste è una città importante della mia diocesi”, afferma l’arcivescovo.

Moscone tiene a distinguere nettamente tra la richiesta rivolta agli organizzatori e qualsiasi forma di censura.

“Tuttavia vorrei distinguere da quello che è un appello rivolto agli organizzatori da quello che sarebbe un ostracismo. Io, come gli altri che hanno firmato l’appello, non abbiamo nessuna intenzione di bruciare i suoi libri o impedirne la vendita. Nulla di tutto questo e nulla contro la cultura o la letteratura”.

Una precisazione che arriva dopo il dibattito sviluppatosi attorno alla partecipazione dello scrittore israeliano, considerato una delle voci più autorevoli della narrativa contemporanea del suo Paese.

Secondo l’arcivescovo, la questione riguarda soprattutto il ruolo pubblico degli intellettuali di fronte alla guerra in corso a Gaza e alle azioni del governo israeliano.

“Purtroppo si fa ben poco per fermare l’attività di Israele. Ripeto, Nevo è un intellettuale validissimo, ma da vero intellettuale avrebbe dovuto dire una parola chiara ed aiutare la società civile di Israele a prendere coscienza delle azioni terroristiche che il governo israeliano compie ogni giorno con stragi di civili”.

Moscone ritiene che figure autorevoli come Nevo abbiano strumenti e visibilità sufficienti per influenzare il dibattito pubblico.

“Nevo ha strumenti per farsi sentire mentre il proprio governo è il principale ostacolo alla pace”, aggiunge.

Dal canto loro, gli organizzatori del Libro Possibile hanno confermato l’appuntamento con lo scrittore israeliano, ribadendo il principio secondo cui un autore non può essere identificato con le scelte politiche del governo del proprio Paese.

Una posizione che non convince l’arcivescovo.

“Se ne assumeranno le responsabilità”, commenta Moscone. Nonostante le divergenze, il presule si dice disponibile al dialogo e al confronto diretto con lo scrittore.

“Se mi dovessero invitare, perché no? Lo ascolterei con interesse pur non condividendo la sua posizione”.

La vicenda continua intanto ad alimentare il dibattito pubblico in vista dell’appuntamento del 21 luglio a Vieste, destinato a diventare uno degli eventi più discussi dell’edizione 2026 del Libro Possibile.

saverio serlenga

sabato 13 giugno 2026

 

BARI/ STUDENTESSA VIESTANA DI VENT’ANNI MUORE IN CASA: IPOTESI MALORE. A DARE L’ALLARME I GENITORI DA VIESTE

Indagano i carabinieri che però hanno pochi dubbi che si tratti di cause naturali. Era sola in casa e riversa sul pavimento della sua stanza. Sconvolti amici e compagni di università: “Non troviamo le parole”

Una studentessa universitaria fuorisede di 20 anni originaria di Vieste, è stata trovata senza vita nell’appartamento in cui viveva in affitto al primo piano in via Giulio Petroni intorno alle 15 di venerdì 12 giugno. Si ipotizza che il decesso sia avvenuto per cause naturali. La salma è stata portata all’istituto di medicina legale del Policlinico, in attesa che pm decida se sia sufficiente effettuare un esame esterno del cadavere o l’autopsia.

Viveva in casa con un’altra studentessa e studiava al Policlinico. A dare l’allarme le amiche della giovane. I genitori, a seguito di numerose telefonate alle quali la figlia non rispondeva, hanno preso l’auto e sono partiti per raggiungere Bari. Sul posto sono arrivati i carabinieri, i vigili del fuoco e un ambulanza del 118.

Il fidanzato della coinquilina, che non era in casa, ha sfondato la porta riuscendo ad entrare. La giovane era riversa sul pavimento nella sua stanza. Nel pomeriggio un viavai di amiche e colleghi della ragazza che si sono avvicendati nell’appartamento. “Non ci sono parole per descrivere come ci si sente – dicono alcuni amici, anche loro originari di Vieste e studenti in città – Siamo sconvolti”.

A esprimere pubblicamente il cordoglio della città è stato il sindaco Giuseppe Nobiletti, che ha affidato ai social un messaggio di vicinanza alla famiglia e di affetto nei confronti della giovane studentessa.

“Apprendo con profondo dolore la scomparsa di Martina Matassa, nostra concittadina di soli 21 anni, trovata senza vita a Bari, dove studiava all’Università Aldo Moro”, ha scritto il primo cittadino.

 

VIESTE/ MARIATERESA BEVILACQUA: “SIAMO DAVANTI AL COLLASSO POLITICO DI UNA SQUADRA DI GOVERNO CHE HA AMMINISTRATO TRA VELENI E DIFFIDENZE RECIPROCHE”.

Dinnanzi alla gravissima crisi politica e giudiziaria che sta scuotendo il Comune di Vieste, c’è un silenzio istituzionale che non può più essere tollerato: quello del Presidente del Consiglio Comunale.

​L’indagine per concussione avviata dalla Procura di Foggia, i dispositivi sequestrati, i provvedimenti amministrativi sulle licenze e la revoca fulminea di un assessore per la vicenda delle registrazioni descrivono un quadro desolante.

Siamo davanti al collasso politico di una squadra di governo che ha amministrato tra veleni e diffidenze reciproche.

​In questo scenario, il Comune non è una proprietà privata del Sindaco o della sua maggioranza, e le sorti della città non possono essere affidate a monologhi difensivi sui canali social o a logiche di fazione.

Tanto meno a notizie Novella2000 sulle vicende private di qualcuno.

​Il Presidente del Consiglio Comunale ricopre un ruolo fondamentale: non è l’uomo di una parte politica, ma è il garante superpartes della dignità dell’intera assise democratica e del diritto dei cittadini alla trasparenza.

Ha il dovere istituzionale di proteggere l’onorabilità dell’Ente e non può assistere inerte a questo spettacolo indegno ed indecoroso che sta continuando a diffondersi a livello nazionale.

Le istituzioni hanno l’obbligo di rendere conto ai cittadini nelle sedi preposte: il Presidente esca dal silenzio e convochi con massima urgenza un Consiglio Comunale straordinario.

​Il Sindaco ha il dovere di guardare in faccia la città e togliere la Città di Vieste da questo profondo e diffuso imbarazzo che, non solo le vicende pubbliche ma adesso anche quelle private, stanno danneggiando l’immagine della Città.

Tentare di eludere il confronto formale o fare muro per difendere le posizioni di potere non farà altro che confermare l’opacità di un sistema ormai giunto al capolinea.

​I cittadini di Vieste meritano chiarezza, dignità e rispetto.

Le istituzioni appartengono a tutti, non a chi è indagato.

E chi è indagato per concussione, il reato più odioso per una figura istituzionale, dovrebbe solo dimettersi per mantenere indenne la reputazione e la credibilità dell’apparato amministrativo comunale e della intera cittadinanza, e difendersi nelle sedi competenti.

Mariateresa Bevilacqua

venerdì 12 giugno 2026

 

“IL CAFONE” (MACCHIETTA GARGANICA) DI DOMENICO AUGUSTO TURCHI

Sia storia, o consuetudine di dispregio, l’appellativo esiste tuttavia, ed è ingiusta designazione del coltivatore della terra. Egli vive la massima parte dell’anno nei nostri boschi e fende laborioso la terra, a spargervi il seme di granturco, o piantarvi la patata, che gli saranno unico pasto di sostentamento nel rigido inverno.

La canicola ardente di luglio batte sulla sua testa; fuma il suo petto villoso, ma egli è là, come sfida, umile araldo d’un domani sconosciuto per lui, sui fianchi scoscesi del monte, a pulsare la terra matrigna e inclemente. Domani s’addenseranno fosche le nubi; rumoreggerà l’aquilone nella vecchia foresta, e l’acqua scrosciante e furiosa dalle balze, trascinerà in grossi gorghi melmosi le zolle sudate, e, dai solchi scomparsi, come triste ironia, la roccia brulla gli offrirà la maligna visione del suo frutto, completamente perduto, o dal cielo di rame incomberà l’afa opprimente per lungo volger di lume, ed aprirà la terra le sue fauci bramose, e, negli aneliti della sete, s’accartocceranno le foglie, e sarà dappertutto desolazione ed arsura. Scenderà allora dall’umile casolare al paese nativo, apata e come inconscio, coi suoi figli sparuti ed ignudi, con la sua donna scheletrita dalla malaria e dalla fame, aspettando l’avvenire buio ed incerto del prossimo inverno. Così ieri, così oggi, così forse domani.

Non una speranza di miglioramento, né un barlume di luce, né un palpito nuovo nel suo cervello. Egli prega il buon Dio e si batte il petto, gli mandi la buona annata, e gli scongiuri il temporale, e dia fine alla siccità. Quando il bisogno estremo batte alla sua porta, e non gorgoglia la pentola per la quotidiana polenta, strappa agli orecchi della sua piccina i bottoni d’oro infimo, che la comare diede a Battesimo, o rovista nella vecchia cassa intariata, per qualche po’ di panno che porta la sua donna; e saranno pegno per un rotolo di pane dato ad usura, o per la minestra di fave crudeli. Non fa caso. Se viene la domenica, indosserà l’unica camicia pulita che possiede, darà fuoco alla pipa di creta, e andrà in piazza a chiacchierare al sole, e farà largo con inscappelate al signore, per non sporcargli di terra il suo vestito nuovo. Suo figlio, un pezzo di giovanotto dal torace ampio e dalle gambe solide, lesto e svelto nel buttare a terra la legna da vendere pel pasto quotidiano, forte e instancabile alla zappa e alla falce, suo figlio è andato a servire il re; e da lontano lontano manda la lettera tassata, che egli non può pagare e sua moglie piange e si dispera e lo tormenta, perché vuole le notizie del figluol suo.

Da qui ad un anno, a due anni, tornerà e saprà leggere e scrivere e lo faranno elettore; e il padrone lo manderà a chiamare; gli darà una carta scritta, e col segno, per non farsi tradire, e gli dirà: vota questo; e così devi fare, altrimenti, c’è l’estaglio(1) scaduto e non pagato, c’è il debituccio al tanto per cento, e così via. Poi s’ammoglierà: ha strimpellato per tanto tempo la chitarra nell’aria della notte, ed ha fatto sentire la sua canzone d’amore; ma finalmente ha radunato i sei cartellini dell’Arciprete e i soldi per le carte. La domenica beveva un po’ di vino; si sentiva  dar di volta, e menava le mani: è tempo di finirla e di metter testa. Sposa e si dà a garzone, e il tetto di paglia della casetta rustica ricuopre il suo amore semplice e rozzo.

A settembre verrà dallo studio il padroncino, ha i baffetti nascenti, veste attillato, fuma la sigaretta, e canticchia e conosce tutti i motivi delle canzonette napoletane. Andrà alla vigna ove egli sta a guardia, e lo manderà spesso spesso, in paese per servigi, così potrà rimanere solo a far compagnia a sua moglie…altrimenti lo si allineerà al compagno…Egli deve ubbidire e tacere, altrimenti perde il pane, e peggio.

Il cafone non mangia carne, egli non ne può comprare. La famiglia ordinariamente è numerosa, e vi sono i piccini, che hanno molto appetito e non guadagnano nulla. Anche la sua giornata è meschina. La cattiv’annata è scusa quotidiana per il ribasso del suo salario. I primi raggi del sole invernale lo salutano al lavoro tra i solchi umidi di brina, sotto i vigili occhi del padrone. Smette la sera, dopo una faticosa giornata di zappa. La tramontana fischia tra i rami degli alberi, e aggroviglia i sarmenti sparsi per terra, e gli getta sul viso gocce di nevischio e buffi taglienti di freddo. Ma la sua fronte è imperlata di sudore, fuma la terra smossa, rabbiosamente; il padrone lo guarda; egli deve allinearsi al compagno che lo precede, altrimenti lo si dirà pigro e verrà licenziato.

Gli ultimi tocchi dell’avemaria lo raggiungono per istrada: si sberretta religiosamente, fa il segno della Croce e recita l’inconscia prece, appresa al focolare paterno. Ha guadagnato 21 soldi o 25: pagherà il pane preso a credito al mattino per lui: gli restano 15 o 17 per le sette o otto bocche di casa sua e un tozzo al suo piccolo cane nero, testimonianza di fedeltà, in mezzo all’ingratitudine degli uomini; ed è l’unico suo capitale per mangiare, vestirsi, per comperare le medicine alla moglie ammalata, e pagare la fondiaria o l’affitto del tugurio, o il canone pel moggio di terra demaniale occupata sulla falda del Vernone.(2) Se al padrone morirà improvvisamente una capra o una pecora – anche se di carbonchio, non fa caso – sarà festa per i suoi piccini e se la scialeranno. La pagherà 40 o 50 centesimi al chilo: non ha dato denaro; ha impegnato invece le sue braccia e sconterà a giornate di lavoro, ma è soddisfatto perché ha visto la nidiata raccolta giuliva intorno al focolare e sgramar gli occhi dal desiderio nell’aspettativa della carne, che nella marmitta bolliva ad acqua e sale; ed alla sera, una volta tanto non si è coricata freddolosa per fame.

Verrà Natale o Pasqua. Dalle case dei signori esce l’odore delle frittelle ed è gioia dappertutto, ed i più miseri vogliono in tavola il sorriso d’un buon boccone ed un bicchiere di vino. Egli, poveretto ha vissuto giorno per giorno con le sue braccia; la siccità non gli ha dato granone; la malattia ha distrutto le galline alla sua donna, ed a stento cresce un gallo che sarà compimento alla sua padrona, ed avrà in ricambio un pezzo di formaggio bacato o un mezzo quarto di fichi secchi ed acidi: sua moglie ne torrà i vermi e saranno ghiottoneria per i suoi e companatico per lui.

Non una protesta, intanto, né un fremito d’indignazione, né un moto ribelle per sottrarsi al giogo. L’obbedienza cieca e passiva resa più umile dalla miseria, più abbietta dalla costante incertezza dell’avvenire. Cova, alle volte, l’odio nel cuore, e brilla nella cupa oscurità della notte vendicatrice e barbarica, la fiamma incendiaria che distrugge; e manifestazione occulta e violente d’un fiele che trabocca ed annebbia la coscienza e rompe ogni freno di pietà, di ragione, di morale. Egli, il cafone selvaggio, è il vandalo, il bruto criminale nato.

E l’inverno fiocca, e non ha vesti, non letto, non pane e corre al bosco e recide dei rami per una fiammata ai suoi figli, la Guardia gli sequestra la scure, lo trascina avanti al Giudice del Mandamento e gli danno il carcere o la multa. Aveva un asinello vecchio, sbilenco, in lotta continua con un po’ di biada, viveva con lui come persona di famiglia. Non poteva pagare la stalla: fece un cantuccio nell’unica stanza di abitazione e lo allogò. Dormono insieme: egli, la moglie, i figli in un angolo; l’asino intento a scrostare vecchia paglia ammucidita; il suo fedele barbone; un paio di galline, capitale della moglie, per comprare sale con la vendita delle uova; il maialetto cresciuto per poter fare fronte ai debitucci dell’inverno.

Ma son venute le spese di giustizia e l’usciere portò via il maiale e se lo hanno comperato all’asta pubblica ed egli è rimasto ancora debitore e l’asino un giorno si fiaccò il collo, alla discesa del Vernone, indebolito dalla vecchiaia e dalla fame. Ora la miseria e i cenci se li divide col cane e coi suoi marmocchi. In casa si sta più larghi ma fa più freddo. Così trascina i suoi anni, povero ilota, destinato a lavorare e soffrire; martire ignorato della gleba, vecchia macchina, logorata e sdrucita dal consumo e dal bisogno.

Il padrone è tutto; ed egli è nessuno. Il padrone mangia e beve, ha il vino, la carne, il fuoco; veste bene e va in carrozza; vince sempre per torto e per diritto, perché ha i soldi e cammina e se la sa vedere, e tiene protezioni ed è perciò che si chiama padrone, per comandarlo , mungerlo, sfruttarlo, e fare e disfare a modo suo. Si son fatte le scuole elementari; paghiamo un occhio ed il Governo le disse scuole del popolo, perché si doveva istruire il popolo. Ma il nostro cafone è cieco; nessuno lo educa, nessuno lo istruisce; e non si vuole che sia educato ed istruito, per non sottrarlo alla schiavitù in cui vegeta. Il contadino delle altre parti d’Italia si unisce, discute, guarda il presente, muove verso il suo avvenire, e  fa patti e dà le condizioni del suo lavoro. Egli è macchina-uomo; strumento inconscio; fonte di benessere per altri e di miseria per sé; carne da strapazzo e coscienza che non palpita. E non v’ha chi si commuova; chi getti in quel terreno vergine ed incolto il seme della riflessione sul suo stato di abbrutimento e sulla possibilità di una sorte migliore.

Quando la voce santa di riscossa per l’umile lavoratore della terra?  Anziché  sfruttarlo e pervertirlo o spingerlo al carcere o agli eccidi chi accoglierà invece le sue lacrime, e difenderà i suoi diritti e muoverà con la fede delle nobili iniziative, con l’ideale del bene sociale, con la costanza dei forti,

muoverà alla risoluzione di questo problema umano, che tanto ci interessa, la redenzione, dov’è, del nostro contadino?””

(1) Antico contratto agrario di lavoro.

(2) La montagna della Cava, il monte più alto del territorio di Carpino (m. 650 s.l.m.).

Per approfondire segnalo il blog del Dott. Domenico Sergio Antonacci “amaraterramia.it”.

 

VIESTE – Don Sandro Rocchetti nuovo parroco della Cattedrale di Manfredonia

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Con proprio decreto, pubblicato in data di oggi, 12 giugno 2026, l’arcivescovo dell’Arcidiocesi di Manfredonia – Vieste – San Giovanni Rotondo, padre Franco Moscone, ha proceduto ad alcune nomine e conferire incarichi ai sacerdoti diocesani.
Per quanto riguarda sacerdoti o parrocchie di Vieste, le nomine riguardano:
don Alessandro Rocchetti, nominato Parroco della Parrocchia “San Lorenzo Maiorana” nella Cattedrale di Manfredonia; don Michele Coppolecchia, nominato Vicario parrocchiale della Parrocchia “Sacra Famiglia” in Manfredonia e Cerimoniere arcivescovile; don Emanuele Granatiero, nominato Parroco della Parrocchia Santa Maria delle Grazie in Vieste.
I provvedimenti andranno in vigore dal 1° settembre prossimo.
Di seguito, l’eleco completo delle nomimn e degli incarichi.
Don Alessandro ROCCHETTI: Parroco della Parrocchia “San Lorenzo Maiorano” nella Cattedrale di Manfredonia;
Don Giovanni GRANATIERO: Parroco della Parrocchia “Santa Maria del Carmine” in Manfredonia;
Don Giovanni TOTARO: Parroco della Parrocchia “San Carlo Borromeo” in Manfredonia;
Don Emanuele GRANATIERO: Parroco della Parrocchia “Santa Maria delle Grazie” in Vieste;
Don Domenico FACCIORUSSO: Parroco della Parrocchia “San Giuseppe Artigiano” in San Giovanni Rotondo;
Don Maurizio GUERRA: Parroco della Parrocchia “Santa Maria del Carmine” in Monte Sant’Angelo;
Don Michele ARTURO: Parroco delle Parrocchie “San Nicola di Mira” e “San Cirillo d’Alessandria” in Carpino, già costituite in Unità Pastorale;
Don Matteo TOTARO: Parroco delle Parrocchie “Santa Maria Assunta” e “San Marco Evangelista” in Vico del Gargano, già costituite in Unità Pastorale;
Don Andrea LAURIOLA: Vicario parrocchiale della Parrocchia “San Lorenzo Maiorano” nella Cattedrale di Manfredonia;
Don Danilo MARTINO: Vicario parrocchiale della Parrocchia “Santa Maria del Carmine” in Manfredonia;
Don Michele COPOLECCHIA: Vicario parrocchiale della Parrocchia “Sacra Famiglia” in Manfredonia;
Don Fabio VECCHI: Vicario parrocchiale della Parrocchia “Santissimo Redentore” in Manfredonia;
Don Eliseo COSTANTINO: Vicario parrocchiale della Parrocchia “Santa Maria della Luce” in Mattinata;
Don Antonio DEL GROSSO: Vicario parrocchiale della Parrocchia “San Leonardo Abate” in San Giovanni Rotondo.

ALTRI INCARICHI:
Don Giovanni TOTARO: Direttore Ufficio Liturgico diocesano e Coordinatore Area della Celebrazione;
Don Michele COPOLECCHIA: Cerimoniere arcivescovile;
Don Danilo MARTINO: Collaboratore del Cancelliere Diocesano e del Segretario dell’Arcivescovo;
Don Gabriele GIORDANO: Rettore del Seminario Arcivescovile “Sacro Cuore”;
Don Nicola IACOVONE: Collaboratore a Foce Varano, Rettore della Chiesa Santissimo Crocifisso di Varano e Assistente spirituale della Pia Unione SS. Crocifisso di Varano;
Don Pasquale Pio DI FIORE: Direttore Ufficio Diocesano di Pastorale Familiare e Assistente ecclesiastico del Centro per la Famiglia “Nazareth”;
Don Andrea LAURIOLA: Assistente Associazioni di fondazione diocesana (Figli Amati, Cenacoli e Adoratori), Responsabile del Servizio per la tutela dei Minori e degli Adulti vulnerabili;
Don Emanuele SPAGNOLO: Archivista e Bibliotecario diocesano, Delegato per attività culturali.
Questi provvedimenti andranno in vigore dal 1° settembre prossimo.
Gli Incarichi diocesani non diversamente specificati restano invariati.
Ulteriori Incarichi verranno comunicati per la fine di agosto 2026.

 

ASL FOGGIA SANITÀ TERRITORIALE: ATTIVATE 19 CASE DELLA COMUNITÀ CON FONDI PNRR PER OLTRE DUE MILIONI E MEZZO DI EURO

ASL Foggia ha attivato 16 Case della Comunità in Capitanata, in linea con il modello innovativo della sanità territoriale delineata dal Decreto del Ministero della Salute 77/2022, per un investimento complessivo di oltre due milioni e mezzo di euro. Gli interventi sono stati finanziati con fondi della Missione 6 Salute del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), nell’ambito del programma europeo Next Generation EU.

CASE DELLA COMUNITA’: PUNTO DI RIFERIMENTO PER I CITTADINI

Il completamento strutturale, la dotazione tecnologica e l’avvio della fase operativa dei servizi sanitari e socio-sanitari di prossimità sono stati formalizzati da due delibere di ASL Foggia, firmate dal Commissario Straordinario, Antonio Nigri, il 29 e il 30 maggio 2026 (numeri 624 e 626).

Le Case della Comunità (CdC) rappresentano la porta d’accesso al Sistema Sanitario Nazionale, essendo punto di riferimento integrato per i servizi sanitari e sociosanitari direttamente sul territorio, nei casi in cui le condizioni cliniche degli utenti non richiedano un accesso ospedaliero.

EQUIPE MULTIDISCIPLINARI

Nelle nuove strutture, afferenti ai Distretti Socio Sanitari (DSS), per garantire agli utenti una presa in carico più efficace, personalizzata e continuativa, operano in modo integrato équipe multidisciplinari composte da:

    medici di medicina generale,

    pediatri di libera scelta,

    infermieri,

    specialisti ambulatoriali

    assistenti sociali.

Nelle Case di Comunità, inoltre, sono presenti:

    Centro Unico di Prenotazione (CUP)

    Punto prelievi

    Centrale Operativa Territoriale (COT)

    Servizio di scelta e revoca dei medici di medicina generale e pediatri di libera scelta

Il modello delle Case di Comunità prevede un’organizzazione di tipo Hub e Spoke.

    La CdC Hub è la struttura di riferimento distrettuale che assicura funzioni di coordinamento, presa in carico della cronicità e supporto Mediante telemedicina.

Nelle strutture hub la presenza medica è garantita sette giorni su sette, h 24, mentre la presenza infermieristica è sette giorni su sette, h 12.

La CdC hub, inoltre, gestisce il coordinamento infermieristico distrettuale e la Centrale Operativa Territoriale.

    Le CdC Spoke sono articolazioni territoriali che dipendono funzionalmente dalle strutture hub. Le presenze di medici e infermieri sono garantite sei giorni su sette, h 12 ore (dalle 8 alle 14). Nelle ore non presidiate fisicamente (dalle 14 alle 20), la copertura è garantita dall’Hub attraverso la piattaforma di telemedicina.

TELEMEDICINA E INNOVAZIONE DIGITALE

ASL Foggia ha adottato e reso operativo il Modello Organizzativo Integrato per le Case della Comunità con Telemedicina, per assicurare la continuità assistenziale attraverso la piattaforma certificata dalla Regione Puglia (IRT).

La piattaforma regionale di telemonitoraggio e teleassistenza richiede l’arruolamento del paziente con autenticazione SPID/CIE.

LA MAPPA DELLE STRUTTURE

Di seguito la mappa delle Case della Comunità attivate in Capitanata:

HUB

    Manfredonia – Via Barletta

    Accadia – Strada Provinciale 91

    Foggia – Piazza della Libertà

SPOKE

    Peschici – Via Solferino

    Vieste – Contrada Coppitella

    Rocchetta Sant’Antonio – Piazza Aldo Moro

    Ascoli Satriano – Viale Paolo Borsellino

    Cagnano Varano – Via Fraccacreta

    Castelnuovo della Daunia – Via San Pasquale

    Deliceto – Via Arena Cavata

    Mattinata – Via San Michele Arcangelo

    Motta Montecorvino – Piazza Padre Pio

    Orta Nova – Piazza Umberto I

    San Giovanni Rotondo – Corso Roma

    San Nicandro Garganico – Via Madonna del Campo

    Zapponetta – Via Papa Giovanni XXIII

A queste si aggiungono le Cdc già funzionanti a:

    Foggia (Spoke), via Grecia

    Rodi Garganico (Spoke) corso Madonna della Libera

    Monte Sant’Angelo (Hub), via Santa Croce.

Sono in avanzata fase di realizzazione le Case della Comunità a:

    Orsara di Puglia,

    Pietramontecorvino,

    Stornarella,

    Troia,

    Biccari,

    Serracapriola,

    San Paolo di Civitate

NUOVA SANITA’ TERRITORIALE

“Le Case della Comunità rappresentano il cuore della nuova sanità territoriale: sono luoghi nei quali si realizza concretamente l’integrazione tra professionisti, servizi sanitari, servizi sociali e strumenti digitali”, dichiara il Commissario Straordinario di ASL Foggia, Antonio Giuseppe Nigri. “Si tratta – sottolinea – di un investimento strategico che rafforza il legame tra sanità e territorio, riducendo le distanze tra utenti e servizi e permette di sviluppare modelli di presa in carico più efficaci e continuativi, soprattutto per anziani, pazienti fragili e affetti da patologie croniche. Questo modello – conclude Nigri – consente di garantire ai cittadini risposte più rapide, appropriate e vicine ai luoghi di vita e, allo stesso tempo, alleggerire la pressione sugli ospedali”.

POTENZIAMENTO TECNOLOGICO DEI PRESIDI OSPEDALIERI

Nell’ambito del percorso di attuazione del PNRR, ASL Foggia ha completato e collaudato importanti interventi di ammodernamento tecnologico nelle strutture ospedaliere aziendali.

Tra le principali apparecchiature già operative:

    Risonanze magnetiche nei Presidi Ospedalieri di Cerignola e San Severo;

    TAC nei Presidi Ospedalieri di Cerignola, San Severo e Manfredonia;

    Angiografo nel Presidio Ospedaliero di San Severo;

    Mammografi nei Presidi Ospedalieri di Cerignola e Manfredonia (quest’ultimo in fase di installazione);

    Ecotomografi destinati ai reparti di Cardiologia, Radiologia, Chirurgia, Pediatria, Nefrologia e ai blocchi operatori dei Presidi Ospedalieri di Cerignola, Manfredonia e San Severo.

INTERVENTI IN CORSO

Proseguono, inoltre, le attività per la realizzazione degli Ospedali di Comunità a San Nicandro Garganico, Monte Sant’Angelo, Vieste, Vico del Gargano, Torremaggiore, San Marco in Lamis, Foggia (Via Protano) e Volturino.

Sono in corso ulteriori investimenti destinati al rafforzamento della rete assistenziale territoriale, tra cui la REMS (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza) di Accadia, nuove strutture polifunzionali a San Severo e Foggia, il centro riabilitativo dedicato ai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione e il potenziamento dei consultori familiari.

Parallelamente continua il processo di digitalizzazione dei servizi e acquisizione di nuove tecnologie per gli screening oncologici, sale operatorie, radiologia interventistica, oltre al completamento dei percorsi riabilitativi finanziati con fondi europei e nazionali.

 

REGIONE/ DECARO VEDE LA MAGGIORANZA: SILENZIO SUL CASO STARACE, SI DISCUTE DI LEGGE ELETTORALE. «EVITIAMO ALTRI CASI COME QUELLO DPARCHITELLI»

Nella riunione di maggioranza nessun cenno al caso Starace, l’assessora regionale al centro di un caso giudiziario dai risvolti anche di natura familiare e personale. Si sta mettendo mano alla riforma della legge elettorale pugliese.

Del caso giudiziario che ha coinvolto l’assessora regionale al Turismo, Graziamaria Starace (indagata per concussione) e della decisione del presidente della Regione, Antonio Decaro, di non chiederle un passo indietro sino alla conclusione delle indagini, se ne parla ovunque. Tranne che nel vertice di maggioranza.

L’argomento non è stato menzionato né dal governatore né dalla diretta interessata che, rientrata dall’estero, ha presenziato alla riunione. Da parte dei colleghi non è mancato il supporto nei confronti dell’assessora: il fatto che l’inchiesta sulla revoca della concessione balneare per presunta ripicca nei confronti dell’ex marito per ottenere il pagamento degli alimenti, celi anche un’altra vicenda penale, personale e delicatissima tra i due, in cui Starace sarebbe vittima, spinge i consiglieri a sposare la linea di Decaro. Dunque, questione chiusa, almeno per i prossimi mesi.

La riunione è stata però l’occasione per fare il punto sulle leggi da preparare e portare in Consiglio regionale. A cominciare dalla legge elettorale, quella più complessa e che necessiterà di tempi lunghi. Anzitutto verrà chiesto a ciascun gruppo di maggioranza e opposizione, di indicare un consigliere che dovrà far parte del gruppo di lavoro.

Dopo di che, la maggioranza ha ben chiare le modifiche che vuole portare a compimento e che, tra l’altro, sono state alla base dei ricorsi presentati dal Tar dai candidati non eletti: premio di maggioranza, equa rappresentanza tra le province e un più equilibrato rispetto dei risultati ottenuti dai singoli consiglieri.

Quanto alla prima questione, si cercherà di legare il numero massimo di consiglieri spettanti alla coalizione vincente, al risultato del candidato presidente. Tradotto: se, come accaduto in queste ultime elezioni regionali, il presidente ottiene una percentuale di voti superiore al 60% deve poter ottenere un numero corrispondente di seggi e non il 60% fissato dal premio di maggioranza previsto quando la coalizione supera il 40% dei voti.

Le altre due questioni proveranno, invece, a non ripetere il caso «Bat» e il caso «Parchitelli». Ovvero: per il principio di tutela della rappresentanza della provincia con popolazione minore (Bat), è accaduto che a questa siano stati attribuiti più seggi che alle province con maggior numero di abitanti (Bari e Lecce). Dunque, si cercherà di tutelare sì le province minori, ma senza eccessi.

Si cercherà, anche, di evitare che consiglieri ampiamente suffragati restino fuori dall’assise mentre il seggio venga attribuito ad altre liste dove, però, gli eletti hanno ottenuto meno voti. È quanto accaduto alla dem Lucia Parchitelli: 24mila voti non le sono bastati. Coordinerà il lavoro, il capogruppo del Pd, Stefano Minerva: «Sulle regole del gioco – dice – è necessario trovare la quadra all’inizio della legislatura, piuttosto che arrivare alla fine quando gli interessi dei singoli non consentono di analizzare il tutto con lucidità».

Più celermente, invece, si procederà con le leggi in dirittura d’arrivo: affitti brevi, aree idonee per gli impianti da energia rinnovabile e quella sulle aree interne (comuni dell’entroterra), housing sociale. Il 14 luglio, come deciso dalla conferenza dei presidenti, si terrà il Consiglio regionale monotematico sulla sanità richiesto dal centrodestra. Nessuna polemica da parte dei consiglieri che, però, hanno chiesto agli assessori una maggiore condivisione delle attività che portano avanti nei territori. E a proposito di mancata condivisione, è stato lo stesso Decaro, avviando i lavori, a ribadire alla maggioranza che le scelte, soprattutto relative all’aumento dell’Irpef, le ha fatte da solo per assumersene la responsabilità.

corrieredelmezzogiorno